il mare, per poco

Meno male che c’è il mare ogni tanto. Quando ci arrivi con la smania di quei pochi chilometri ma lo stradellino polveroso dentro la pineta te li fa sentire tutti. Lo vedi solo dopo che l’occhio ha misurato la distesa d’ombrelloni e ci sono ancora cento metri di spiaggia che è un braciere, prima di ritagliarti due metri quadri di asocialità. Hai frutta, uova sode, i cruciverba e la crema solare comprata sulla via all’ipercoop. Dalla mattina alla sera, un orario continuato di brutale tenacia. Ma quando verso l’otto la folla sciama portandosi via sdraio e bambini, poco prima di arrotolare l’asciugamano e accanto non c’è più nessuno, allora si alza la saracinesca, c’è la ricompensa. La domenica è tutta in quegli ultimi minuti, a guardare un mare che non sta nelle cartoline, quel mare ogni tanto e per poco che è quasi un viaggio di nozze.

panzanella

Un po’ di pane raffermo.
Quello che resta sul fondo del sacchetto, della settimana scorsa, che l’ingordigia ha voluto in una ruota da un chilo, più fame d’occhi che di stomaco. Il pane è “tutti i giorni”, la nostra continuità nel taglio regolare della fetta. Il suo posto è sul tavolo, nel centro di una comunione di antichi gesti ripetuti. La crosta, la mollica, avanza sempre, come mai? E’ qualcosa che si rifà ai moti del cuore?
Due pomodori.
Insalatari, perini, ciliegini, datterini. Diversità misurata per circonferenza, peso, colore, provenienza. Il prezzo al chilo, le offerte 3 x 2. Il sugo che cola sul tagliere quando la lama va giù che è una bellezza. Il seme che rimane tra i denti, a ricordarti che se lo schiacci è amaro e regali alla lingua un quarto d’ora d’aerobica. Basta che siano rossi, come la maglietta che sta nell’armadio dal 76.
Una cipolla.
Perché siamo fatti di strati e più ci vai dentro più bruciano gli occhi. Ho comprato un salvadita d’acciaio per affettarla fine fine e senza conseguenze. Solo che a volte è scomodo difendersi, che vale la pena rischiare. Non è tagliarsi il problema, ma guarire.
Qualche fetta di cetriolo e un po’ di basilico.
No, non lo digerisco il cetriolo. E’ come il cocomero, ne basta poco per conversarci poi a notte fonda. E’ il paletto che metto, il dubbio che ritorna, l’allerta, il terremoto delle convinzioni quando sono a un passo dal convincermi. Davvero pensi che un’insalata sia solo un piatto di giornata?
Il basilico mette il punto, come il pane. Odora di passato, di conchini amorevolmente accuditi, sbattuto dai temporali di luglio. Ma io uso quello congelato, espressione della comodità odierna, succedaneo dell’orto desiderato, quasi un fake. E’ la fretta di dire, un post sul social per essere parte di, così ceniamo tutti insieme, chi col riso, il farro, la pasta fredda, ed è una tregua per tutti.
L’olio.
A filo. Lasci correre. Vien giù che benedici la tua mano ferma. E tu mescola, mescola, se ti viene la voglia, e mangia quello che sei.
Panzanella. Conferme di stagione.

qualche non confessata incertezza

Tralascia qualcosa ogni tanto
una busta non aperta per esempio
che ci sorprenda domani ciò che ci piace senza essercelo mai detto
Scorda le chiavi, l’ultima cosa che hai letto
e non dirmelo. Ci prenderemo cura delle nostre dimenticanze
Affioreranno a metà settimana, ma non era ieri? ci chiederemo
E suoneremo il campanello due o più volte
da mettere corsa ai passi
per impegni in punta di lingua e d’agenda
con quella biro che non scrive più.
Scenderò le scale, preludio di rinnovate promesse
o solo Ciao, è molto che aspetti?
E andremo via col finestrino aperto e qualche non confessata incertezza.

è estate, vero?

Il calendario è rimasto ad aprile, l’attesa dell’estate sta nella mia pigrizia di voltare pagina. Il mondo rimestola sui marciapiedi abbacinato e io vado su e giù per la strada ad incrociare refoli in temporanea salvezza, esclusa dalle soluzioni. Nemmeno con l’autunno sono mai stata così incauta e ottimista. Ho pensieri di nonnulla che la persiana guasta lascia a metà sul davanzale. Un nocciolo d’albicocca, qualche seme di cocomero, l’abrasione dei gomiti. E’ così che si rimandano le lettere d’amore, fissando i resti. Guardo alla carne bianca delle ragazze americane nella luce dei fochi di San Giovanni, le loro cosce burrose di promesse, e penso al loro strazio quando sarà inverno. Ma io non so come stare, strappo la pagina del calendario. E’ estate, vero?

diagonali

Escono dai bagni Nettuno con le ciabatte fiacche. I bambini miagolano stanchezza alla fine di una giornata di troppo sole. Noi buttiamo il pane ai pesci. E’ quasi ora di cena e la terrazza è deserta. “Restiamo ancora un po’, ti va?” Quando ci allontaniamo continuo a pensare alle sue diagonali, a un punto di fuga, per noi, per me. “Se vivessi qui…” e non finisco la frase. Al banco davanti al fritto di paranza ci sembra tutto molto semplice e non dobbiamo fare tanti discorsi se siamo stati bene. Ridi per una sciocchezza. E’ ancora domenica, mi dici, quando parcheggiamo sotto casa. Sono le 23.50.

Terrazza Mascagni, Livorno – F.L.

 

oh mama…

All’ufficio postale. E’ l’ennesima volta nella settimana e il caldo di oggi potrebbe uccidere o far venire voglia di uccidere. “Le sono caduti dei soldi…”. Guardo in terra, c’è una banconota da 20 euro, ripiegata a metà, come appena estratta da un borsellino. Non sono miei ma sono a un centimetro dal mio piede. Ci guardiamo intorno, chiediamo a chi era seduto lì poco prima di me. Nessuno pare farsi avanti, curioso. Li raccolgo tenendoli nella mano in bella vista. Nessuno vuole portare via qualcosa a qualcuno. Sembriamo tutti rispettosi per quella perdita e titubanti sul da farsi. Di chi saranno stati? Guadagnati faticosamente, vinti al Lotto, ereditati, risparmiati per una bolletta, messi da parte per la spesa, ritrovati nel fondo di un portafoglio, inaspettati, per un nipote, un figlio, per una ricarica del cellulare? “Li dia allo sportello” mi suggerisce il signore che per primo li aveva notati. Chiamano il mio numero. Ho ancora in mano quei soldi. Che ci fai con 20 euro?
– due t shirt al mercato, ma anche quattro
– due ricariche al cellulare da 10 euro
– primo, pizza e coca
– 4 pacchetti di sigarette circa
– un’accorta spesa settimanale
– un’andata e ritorno in treno per Pisa con resto
– un cd forse o 4 cd nice price
– 2 ingressi al cinema e un po’ di pop corn
– un po’ di benzina
– ombrellone e due sdraio, da qualche parte, per una giornata
Etc. etc. Me ne vengono in mente tante. Pago il mio francobollo ed esco con i soldi stretti in mano. Allungo fino alla Conad. Li metto in mano all’africano che sta lì e neanche sono sicura che abbia capito che li ho trovati per terra e che magari a lui servono e che non voglio i suoi cappellini. Insomma, ciao.
“oh mama…” Dice solo questo e vado via col groppo in gola e lui ha gli occhi lucidi e fa un caldo insopportabile, insopportabile come i suoi occhi lucidi. E penso che dovrebbe essere una bellissima giornata, ma non è così, perché M. sta morendo di cancro e quei 20 euro non cambieranno di una virgola né la mia vita, né la sua, né quella di M. Torno a lavorare e in ufficio la ragazza spagnola mi ha portato in regalo un ventaglio rosso. Non sarà una bellissima giornata, ma ce la sta mettendo tutta.